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Nonostante una
alimentazione razionale e corretta rappresenti in ogni età, dal bambino
all'anziano,un presupposto essenziale per il mantenimento di soddisfacenti
condizioni di salute, come è a tutti noto, negli ultimi 40 anni, si
è assistito ad un aumento di alcune malattie che, se pur determinate
da diversi fattori, ritrovano in una alimentazione scorretta un fattore
di rischio di importanza primaria. La
Dieta Mediterranea, modello che per anni ha caratterizzato
i paesi che si affacciano sul mediterraneo, ha infatti tra i principali
alimenti il pane e la pasta. Quindi il nostro cereale costituisce
uno dei sette gruppi di alimenti primari, cioè quelli irrinunciabili,
che dovrebbero comparire quotidianamente in tutti i nostri pasti,
perché rappresentano la principale fonte di carboidrati. Questo prodotto
contiene, tra gli altri componenti, la ben nota fibra "alimentare",
che pur non avendo alcun valore nutritivo, ha una particolare struttura,
per cui non viene né digerita né assorbita dal nostro apparato digerente,
ma ciò nonostante assume una notevole importanza nella dieta, in quanto
regola la funzionalità intestinale, accelera la velocità di transito
della massa fecale, previene i tumori a carico dell'intestino e riduce
i livelli di colesterolo ematico. Studi
clinici hanno dimostrato che si dovrebbero mangiare cibi che cedano
lo zucchero un poco alla volta, come il pane integrale. Un po' come
gli atleti che prima di ogni gara mangiano pastasciutta, il cui amido
rilascia lo zucchero, ossia l'energia di cui hanno bisogno, in modo
progressivo. Nella tradizione, la "spianata" o "pane di Ozieri", in
molti paesi del Nord Sardegna veniva chiamata "pane 'e poddhine" evidenziando
il tipo di farina, appunto,"poddhine", quando a macinare il frumento
duro, tipico della Sardegna, erano i Molini a palmenti. La possibilità
di utilizzare non solo uno, ma ben due Molini a palmenti, è estremamente
importante, sia per riottenere la spianata tradizionale, sia per poter
riottenere, con le farine di 3a e di 4a qualità, il vero pane integrale,
il pane nero, "su kivardzu", con un valore nutrizionale notevole,
soprattutto, se a prepararlo siano frumenti sardi naturalmente coltivati,
lievito a pasta acida secondo tradizione, "su fremmentardzu", lavorato
a mano e cotto nel forno a legna tradizionale. La ricchezza in elementi
biodinamici (sali minerali e vitamine e acidi grassi essenziali) e
in fibre, infatti, rendono questo tipo di pane di estrema attualità
da un punto di vista nutrizionale, soprattutto nella prevenzione e
nella cura delle Malattie della Civiltà del Benessere.
"Nelle popolazioni che hanno diete ricche in fibre, la stipsi, la
diverticolosi, il cancro del colon, la colite spastica, l'infarto
del miocardio, il diabete sono rare. Al contrario, queste malattie
sono sempre più frequenti nelle popolazioni occidentali urbane la
cui dieta e' povera di "residui". Diversi lavori sperimentali hanno
dimostrato, ad esempio, un miglioramento dell'andamento glicemico
postprandiale del diabetico in un'azione ritardante e modulatrice
dell'assorbimento a carico della frazione solubile della fibra. E'
da tener presente però, e ciò e' della massima importanza, che i residui
dei fitofarmaci, se il cereale e' stato trattato con essi nella sua
coltivazione, sono presenti in massima parte nell'involucro esterno,
nel pericarpo quindi, che costituisce la maggior parte della loro
fibra e che pertanto, e' della massima importanza che il cereale utilizzato
nella sua integrità sia totalmente esente da fitofarmaci, garantendo
la sua caratteristica con una Certificazione garantita da analisi
mirate e non semplicemente da una Autocertificazione come quella prevista
dai prodotti dell'attuale Agricoltura biologica". (Fois M.L. 1997)
Indubbiamente, il recupero e la valorizzazione di due molini a palmenti
e' strettamente collegato all'utilizzazione appunto, della farina
di 1a qualità , "su poddine" o fior di farina, che appunto verrà ottenuta
dalla setacciatura della farina integrale, prodotta dalla macinazione
a palmenti. Con questa farina sono prodotti diversi dolci caratteristici
della Nostra Isola. I primi dolci, così come è sicuramente accaduto
ovunque, nel mondo, sono derivati da un pane "arricchito", da ingredienti,
dapprima occasionali, in seguito "protocollati". Dapprima "rozzi",
buoni solo da mangiare, sono poi divenuti anche "buoni da comunicare"
così come è accaduto al pane, tanto che anche per molti di essi è
stato coniato il termine di "arte effimera". Mentre però, nel caso
del pane, il suo uso come alimento veniva a mancare nel momento in
cui diveniva "arte", nei dolci, non avveniva e non avviene altrettanto
per diversi motivi. Il dolce è sempre stato un simbolo di festa ed
infatti, normalmente, in Sardegna, ogni festa pubblica o privata è
"rappresentata" da particolari tipi di dolci che scorrono nel corso
dell'anno, segnando il tempo e le stagioni. Anche se infatti, determinati
prodotti o loro trasformazioni, potevano durare per un certo periodo
dell'anno, è anche vero che spesso, subendo dei deterioramenti, dovevano
assoggettarsi alla ferrea regola del tempo e venire utilizzati pertanto
solo in certi momenti dell'anno. E' questo il caso, ad esempio delle
mandorle (o delle noci) i cui lipidi, particolarmente pregiati per
il loro tenore di acido linoleico, acido grasso essenziale, possono
subire una perdita sul piano nutrizionale, che poi diviene anche organolettica,
per il loro irrancidimento, se non vengono utilizzate per la confezione
di dolci, dopo poco tempo che siano state raccolte. Pur essendo un
simbolo di festa e ponendosi quasi "a simbolo" della stessa, il dolce
sardo aveva anche un particolare valore nutrizionale ed è forse anche
per questo, che "dovevano essere consumati, dopo averli anche ammirati".
Osservando la loro composizione, per i loro ingredienti, ognuno di
loro, rappresenta un esempio di equilibrio particolare. Non solo soddisfano
il palato e la vista, ma anche "la salute". Diciamo che si comportano
come degli integratori nutrizionali che, nel corso dell'anno, apportano
all'organismo nutrienti indispensabili. Mi riferisco in particolare
alle mandorle, che come abbiamo già detto si ritrovano in moltissimi
dolci della nostra isola e che, oggi non più, avevano cadenze cicliche
venendo utilizzate ad esempio a novembre (visto che la raccolta avveniva
a settembre) nel dolce tradizionale del dì dei morti: "Sos pabassinos",
pani di uva passa,o mandorle o noci presente in moltissimi paesi della
Sardegna settentrionale. Oppure identificarsi con dei "piatti unici"
che hanno come caratteristica l'apporto di tutti i principi nutritivi
e che soddisfano i vegetariani , i dolci di mandorle, o gli "altri",
come le formagelle e le seadas. Comunque, anche nell'apporto glucidico,
quell'apporto che rende i dolci un tabù, in questo mondo preoccupato
più della "linea"che della salute, i dolci sardi sono equilibrati
utilizzando il miele al posto dello zucchero, la sapa al posto della
marmellata. Il dolce poteva aver posto nell'alimentazione quotidiana
come un "ingrediente" della nostra dieta, intendendo con questo termine,
correttamente, il tipo di alimentazione che ognuno deve avere a seconda
del tipo di vita che fa e delle sue caratteristiche somatiche e di
età. E ,certamente, il lavoro fisico, un tempo aveva ben altro dispendio
energetico di quello dell'uomo del nostro tempo. Comunque, poiché
il dolce fa parte della nostra salute psichica, studi recenti lo hanno
dimostrato, essi devono essere introdotti appieno titolo nella nostra
alimentazione, soprattutto con gli ingredienti che sono stati coltivati
biologicamente nella terra e al sole di Sardegna e confezionati come
la tradizione ci ha tramandato. |
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